IL PUNTO: e adesso cosa facciamo?

È finito un altro anno, un anno difficile, con molti alti e bassi, che presentava aspettative negative e pericolose, che ha attraversato momenti di rottura (Brexit), di cambiamento (elezione di Trump), di proclami dirompenti e di guerre aspre. Ancora una volta, però, il denaro ha seguito la sua strada, alla ricerca della redditività e del beneficio individuale, con risultati che hanno stravolto le aspettative e hanno contraddetto le ipotesi più catastrofiche. È finito un anno pieno di paure e di tensioni per gli investitori, che ha premiato soprattutto chi non ha dato ascolto alle sirene e a chi non si è interessato del “momentum” o degli umori del mercato, che ha saputo mantenere ferma la barra lungo un percorso che aveva ritenuto, fin dall’anno precedente, coerente con la propria visione.

L'andamento dei tassi guida

E veniamo all’altro grande tema che, anche quest’anno, ha condizionato l’andamento degli investimenti dell’intero 2015: i tassi d’interesse o, meglio, l’andamento e la variabilità dei tassi di riferimento internazionali.
Rispetto ai valori di fine 2015, l’anno si è chiuso con uno shift quasi parallelo sia della curva tedesca (inferiore di circa 50 bps), sia di quella statunitense (superiore di circa 10 bps), determinando, così, un allargamento dello spread USA-GER di circa 60 bps.

L'andamento dello spread

Per quanto riguarda lo spread dei rendimenti decennali, il 2016 ha visto il sorpasso e l’espansione dello spread a favore della Spagna che è passata da 21 bps di svantaggio rispetto all’Italia di fine 2015 (lo spread Italia-Germania era all’epoca di 96 bps, contro i 117 di Spagna-Germania) a 47 bps di vantaggio di fine 2016 (Italia-Germania in crescita a 165 bps contro la stabilità a 118 di Spagna-Germania). In lieve peggioramento anche lo spread Francia-Germania, che è passato da 36 bps di fine 2015 agli attuali 47 bps.

E' il momento di chiedere aiuto

La situazione generale per gli investitori, soprattutto per quelli che si affidano esclusivamente alle strutture commerciali, vedi banche o reti di promotori, diventa sempre più difficile. Gli avvenimenti delle ultime settimane pongono in evidenza una diversità di conoscenza e di informazione tra funzionario di banca e promotore finanziario da una parte e cliente dall’altra, a tutto evidente vantaggio dei primi ai danni del secondo, tale per cui quest’ultimo ha il diritto di essere stanco della “tosatura” che continua a subire. Il caso della voluntary discosure (a seguito della quale molti clienti, gestiti in Svizzera da banche svizzere, si sono accorti, dopo anni, che la qualità del servizio ricevuto è stata bassa ma i costi sostenuti sono stati alti) e delle obbligazioni subordinate (emesse nel caso in esame da Banca Etruria e Cassa Marche, ma presenti in molti portafogli di clienti a fronte di emissioni di quasi tutto il sistema bancario italiano) hanno reso evidente che il risparmiatore non ce la fa più a reggere da solo il rapporto con il suo intermediario ed ha bisogno di un sostegno (tecnico, decisionale, ma anche comportamentale) fornito da qualcun altro che sia veramente indipendente, nel senso che non sia obbligato a collocare uno o più specifici prodotti ai propri clienti.
Non vogliamo qui fare la pubblicità del Consulente Finanziario Indipendente, ma vogliamo solo sollevare il problema, che deve trovare risposte adeguate in brevissimo tempo. L’anno appena iniziato vede l’avvio anche dei Bail-In, vale a dire del potenziale coinvolgimento di tutta la clientela di una generica banca per il superamento delle difficoltà economiche della stessa; il salvataggio delle banche in difficoltà avverrà attraverso il coinvolgimento della propria clientela, sia essa costituita da azionisti della banca, obbligazionisti convertibili, obbligazionisti subordinati, obbligazionisti senior oppure da semplici correntisti (sebbene con una soglia di protezione fissata a 100.000 euro).
Accanto a questa imponente difficoltà si pongono le aspettative di sviluppo dei mercati e dei tassi d’interesse: non facciamo previsioni, ma riteniamo che il 2016 sia un altro anno difficile, probabilmente sul modello di quello appena passato, ma con risultati complessivi annuali che non riusciranno a raggiungere i risultati precedenti.
Il non porre tutte le uova nello stesso paniere diventa sempre più necessario, ma la selezione degli strumenti finanziari adeguati e la costruzione di un portafoglio coerente con il rischio accettato dall’investitore è un’attività complessa; se poi dobbiamo aggiungere anche la necessità di valutare la solidità della banca presso la quale lo stesso risparmiatore opera, beh il compito per lo stesso diventa proibitivo.
Chi ha orecchie per intendere intenda … ma non pianga dopo.

L'andamento dei mercati nel 2015

Da pochi giorni si è chiuso un anno particolarmente complesso, che, sebbene abbia “concesso” risultati sostanzialmente positivi, se calcolati anno su anno, non può essere classificato come un anno facile e alla portata di tutti.

Se consideriamo l’intero 2015, lo sviluppo progressivo dei rendimenti dei due principali indici di riferimento (MSCI AC World per i mercato azionari e JPM Emu per quelli obbligazionari) è stato il seguente, mettendo in evidente una volatilità piuttosto ampia anche nei comparti meno rischiosi.

La curva dei BTP al 31 dicembre 2015

Così come è successo per i tassi tedeschi, anche quelli italiani sono risultati in aumento rispetto ai valori di fine novembre, con aumenti che vanno da 1 bp per i biennali, ai 22 bps per i quinquennali, ai 17 bps per i decennali e ai 10 bps per i trentennali.
Se il confronto è con i valori di fine 2014, allora le cose cambiano: i tassi di fine dicembre risultano essere più bassi rispetto a quelli di un anno prima di 50 bps sulle scadenze a due anni, 31 bps su quelle a cinque anni, 29 su quelle a 10 anni e 54 su quelle a 30 anni, determinando così utili in conto capitale pari all’1% sui biennali, all’1,43% sui quinquennali, al 2,55% sui decennali e al 10,49% sui trentennali.
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