Sell-off di ottobre: rischio o opportunità?

Ogniqualvolta il mercato azionario “offre” rendimenti negativi per qualche giorno di seguito, ecco che si alza un grido di dolore: siamo alla svolta!!


Dopo mesi di crescita, ecco che il quarto trimestre è iniziato con una sell-off piuttosto ampio che ha riguardato tutti i mercati azionari e tutti i settori. Che cosa fare? E’ l’inizio dell’inversione di tendenza sul trend primario o è una nuova presa di beneficio dei tanti guadagni sviluppati in questo periodo?
Se dovessimo dare una risposta di pancia, dovremmo seguire un vecchioc adagio di borsa: vendi, guadagna e pentiti, e portare a casa gli utili fin qui conseguiti, aspettando tempi migliori per un successivo rientro; ma noi vogliamo cercare una risposta razionale e valutare la consistenza della correzione, la sua potenziale durata e l’entità degli spazi di guadagno potenziale che si sono aperti, oppure, in alternativa, considerando la diffusione delle correzioni, in un contesto di scenario in degrado, convincerci che questa correzione continuerà ancora a lungo.
Vediamo cosa è successo nei primi dieci giorni di ottobre, in confronto con i risultati del terzo trimestre, per le principali asset class obbligazionarie:
Biconsulting - Bond 1-10 ott 2014
e per quelle azionarie:
Biconsulting - Equity 1-10 ott 2014
Come possiamo osservare, la correzione azionaria è stata significativa, intaccando buona parte degli utili del terzo trimestre, mentre nel campo obbligazionario non si sono verificate correzioni di sorta, bensì limitati guadagni. E’ un segno? E’ ancora presto per definirlo un segno significativo; continuiamo a ritenere che per essere attraenti i rendimenti obbligazionari devono essere remunerativi e non lo sono ancora. Quindi? Pensiamo che la correzione sia più conseguenza degli ampi guadagni precedenti e dei dubbi sullo sviluppo dello scenario e che non sia ancora il momento di scappare. Forse, invece, potrebbe aprirsi qualche spiraglio interessante per nuovi investimenti, per esempio nelle inflation linked e nelle obbligazioni societarie (investment grade), riducendo un po’ le high yield e i debiti sovrani dei paesi emergenti, ma anche riducendo il peso del’azionario USA a favore di Europa Giappone. Sembra quasi assurdo: riduco il peso degli USA che vanno benissimo ed aumento il peso dell’Europa, che va molto meno bene; perché? Senza soffermarci sulle valutazioni macroeconomiche, rimane un fatto molto evidente: le azioni USA sono molto care, mentre quelle europee lo sono molto meno. Ora non resta che convincere i politici che non è così che si guida un grande continente, ma, forse, solo un pollaio.

Claudio Izzo
partner B&I Consulting

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