L'andamento dei mercati al 31 dicembre 2014

La chiusura dell’anno rispecchia quanto abbiamo già vissuto in altre occasioni: il mese inizia con uno storno sui principali mercati azionari, e una rincorsa verso gli investimenti-rifugio (per ora tipicamente il Bund o poco d’altro); continua il trend per un paio di settimane, tante ne bastano per rendersi conto che “dura minga” e poi tutti dentro un’altra volta per finire in bellezza.

E’ giusto, è sbagliato … chi può dirlo. Per ora non possiamo far altro che prendere nota di quanto è successo e di considerare che hanno avuto ragione solo i risparmiatori di lungo periodo, perché chi ha voluto seguire la volubilità dei mercati può essersi fatto male.

Il contesto in cui si sono mossi i mercati non è cambiato rispetto agli ultimi mesi: tassi calanti, inflazione nulla, divisa comunitaria in progressivo indebolimento e, ultimamente, anche una contrazione del przzo del greggio che fatto sorgere non pochi dubbi a tutti gli operatori del mercato.

Andiamo con ordine e cominciamo a vedere quanto è successo nel mese:

  • il comparto obbligazionario ha offerto risultati positivi: bene i governativi (+1,2%, meglio i lunghi dei brevi); accettabili i corporate (+0,4%, meglio i rating più alti): meno bene i paesi emergenti (+0,1%), le high yield (-0,2%) e le inflation linked (-0,6%);
  • ancora più variegati i risultati offerti dal comparto azionario, dove le performance medie mondiali sono state pari all’1,1%, derivante dal contributo positivo fornito dagli USA (+2,7%), dal settore dei beni di lusso (+2,3%), dalle utilities (+2,4%), dagli emergenti Asia (+1,7%), dal Giappone (+1,6%), dai beni industriali (+1,8%), ma anche dal contributo negativo fornito dagli emergenti Europa (-13,1%), dall’America Latina (-5,4%), dai telecom (-2,7%), dai BRIC (-2,4%) e dall’area Euro (-2,2%).

Il discorso diventa più complesso se l’arco temporale si sposta all’intero anno dove:

  • il comparto obbligazionario ha saputo offrire risultati molto interessanti, guidati dai Paesi Emergenti (+20,4%) e dai governativi (+13,5%, con il segmento a breve termine che si ferma ad un +1,9%, mentre quello ultradecennale arriva al 29%). Più contenuti i ritorni dei corporate (+8,3%), le inflation linked (+8,0%) e le high yield (+6,1%);
  • il comparto azionario ha offerto in media un ritorno del 19,2%, con le punte di eccellenza rappresentate dagli USA (+29,1%), il settore sanità e salute (+35,2%), la tecnologia (+31,8%), le utilities (+30,6%). Le uniche eccezioni sono rappresentate dagli emergenti Europa (-19,8%) e dal settore energia (-0,8%)

Biconsulting - Bond gen 2015

Biconsulting - Equity gen 2015

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