Lo scenario e il punto sugli investimenti

Il secondo trimestre ha fatto emergere alcuni consistenti punti di rottura rispetto a quanto espresso nei tre mesi precedenti. La vera novità è legata alle cause della rottura del trend: ci aspettavamo un ritracciamento delle quotazioni azionarie, ritenute da tutti molto elevate, invece il movimento di correzione è stato guidato dai tassi d’interesse e sui rapporti di cambio. Il tutto, poi, non è successo in date vicine o limitrofe, ma si è sviluppato nell’arco dell’intero bimestre.
Per dimostrare quanto è accaduto, prendiamo in considerazione quattro indicatori: l’indice EutoStoxx50, l’indice S&P500, in Bund futures scadenza giugno 2015 e il cambio Euro-Dollaro.

Biconsulting Scenario giu 2015

Possiamo, quindi, osservare, che i movimenti non sono stati sincronizzati. I primi a partire sono stati i mercati azionari: l’indice Eurostoxx50 ha fatto segnare il suo minimo relativo il 7 gennaio (-4,6% rispetto al 31 dicembre), per poi crescere fino al 13 aprile con un incremento del 27,8%; l’indice S&P500 ha fatto segnare il suo minimo relativo il 2 febbraio (-3,8% rispetto al 31 dicembre), per poi crescere fino al 20 maggio con un incremento del 7,8%. Il Bund è salito incessantemente fino al 17 aprile, giorno del suo massimo relativo, con un incremento del 6,1%, per poi calare rapidamente fino al 7 maggio con una quotazione inferiore a quella del 31 dicembre ed con una performance del -5,8%. Il Dollaro, infine, si è rafforzato fino al 16 marzo (+13,6% rispetto al 31 dicembre), per poi indebolirsi fino al 15 maggio con una svalutazione del 9,7%. Tutti e quattro gli indicatori utilizzati dopo il punto di svolta hanno ripreso la tendenza precedente: gli indici azionari perdendo valore rispetto al massimo relativo (-6,9% l’Eurostoxx50 e -1,3% l’S&P500), il Bund rivalutandosi del 2,6%, il Dollaro infine rafforzandosi del 4,2%.
E’ chiaro che, in un contesto così variegato, l’andamento che hanno avuto i portafogli è dipeso prevalentemente dalla loro composizione: una sovraponderazione di obbligazioni a lungo e lunghissimo termine, una sovraesposizione al dollaro piuttosto che una sottoponderazione azionaria possono aver frenato, se non addirittura bloccato lo sviluppo del valore degli investimenti.
Mai come questa volta la diversificazione per asset class e componenti è stata premiata perché la mancata correlazione diretta ha favorito il mantenimento di valore nel tempo. Naturalmente chi ha “puntato” sul cavallo che in quel momento tirava di più, senza un controllo costante dello sviluppo di valore può aver sofferto oltre misura la correzione dei mercati e può aver subito risultati anche profondamente diversi rispetto al portafoglio efficiente.

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