La frittata è fatta!!

Dopo mesi di tirammolla, di posizioni che si andavano avvicinando e poi allontanando, dopo dichiarazioni di pacato ottimismo e di malcelato pessimismo, siamo arrivati all’ultima puntata della telenovela greca.
A prescindere da quale sarà il risultato del referendum di domenica sappiamo già chi ha perso: l’Europa, ovvero quella pantomima di Unione che, lasciata in balia di dilettanti della politica, non è riuscita a superare una crisi che, sebbene profonda, ha riguardato un paese che pesa il 2% del PIL dell’area.
Ma di cosa stiamo parlando!!! Consideriamo solo che l’intero prodotto interno lordo annuo della Grecia è inferiore a quanto hanno perso dalle Borse nel solo 29 giugno per capire che siamo riusciti a trasformare in tsunami quello che in effeti era solo una risacca. Per carità, non vogliamo qui aprire un dibattito sulla filosofia del rigore, ma un’unione di stati deve essere in grado di fronteggiare tempestivamente le difficoltà (anche dolose) nelle quali si trova uno di essi senza arrivare a conseguenze che possono danneggiare tutti. La politica è l’arte di mediare e non quella di imporre o subire.
Ma veniamo a noi. Fatta la frittata, vediamo chi se l’è mangiata ovvero a chi è rimasta indigesta.
Il mese di giugno è stato veramente drammatico nei valori, soprattutto nel grande comparto obbligazionario, quello cioè che costituisce l’ossatura di ogni portafoglio d’investimento. La particolarità del fenomeno può essere rilevata dal fatto che, per risalire ad una performance peggiore, occorre risalire al:
giugno 2013 per i governativi fino a 7 anni di vita, i paesi emergenti e le high yield
novembre 2011 per i governativi 7-10 anni, i corporate di rating A e BBB;
settembre 2008 per i corporate di rating AA;
secolo precedente per i governativi ultradecennali e per i corporate di rating AAA
mentre il comparto azionario ha manifestato risultati che, sebbene negativi, rientrano nel normale andamento dei mercato.
Molto rapido e imprevedibile, nella sua velocità, è stato il rimbalzo dei tassi d’interesse; tutte le curve si sono irripidite, penalizzando in modo particolare i rendimenti dei lungo e lunghissimo termine. Il rendimento dei Bund è cresciuto di 28 bps, quello dei T-Bond di 24 bps, quello dei BTP decennali di 45 bps, che si aggiungono alla crescita di maggio, determinando così variazioni significative rispetto ai rispettivi minimi: +72 bps per il bund, 50 bps per il T-bond, 105 bps per il BTP decennale.
In questo contesto anche il rapporto dollaro-euro ha manifestato un andamento “equivoco”, con un rafforzamento dell’euro del 2,1%. Sulla stessa tendenza sono anche il prezzo dell’oro (-1,6%) e del petrolio WTI (-2,2%).

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