L'andamento dei mercati nel 2015

Da pochi giorni si è chiuso un anno particolarmente complesso, che, sebbene abbia “concesso” risultati sostanzialmente positivi, se calcolati anno su anno, non può essere classificato come un anno facile e alla portata di tutti.

Se consideriamo l’intero 2015, lo sviluppo progressivo dei rendimenti dei due principali indici di riferimento (MSCI AC World per i mercato azionari e JPM Emu per quelli obbligazionari) è stato il seguente, mettendo in evidente una volatilità piuttosto ampia anche nei comparti meno rischiosi.

Biconsulting Rendimenti progressivi 2015

Come possiamo osservare è vero che i risultati complessivi sono stati positivi (azionari +9,34%, obbligazionari +1,63%), ma non è affatto vero che lo sviluppo sia stato lineare; inoltre il punto di massima dei due indici si è collocato nel primo semestre (a marzo per gli obbligazionari e a maggio per gli azionari), al punto tale che possiamo affermare senza ombra di dubbio che il secondo semestre, per un investitore non avvezzo al trading, è stato negativo e portatore esclusivo di erraticità. Infine, non dimentichiamo che l’Euro si è indebolito di circa il 10% rispetto al dollaro e a tutte le monete ad esso collegate, determinando, per gli investimenti in divisa, un extra utile che deve essere estrapolato dai risultati conseguiti.

Se consideriamo l’intera gamma degli indici, non otteniamo indicazioni sostanzialmente differenti dalle precedenti.

Biconsulting Bond 2015

Biconsulting Equity 2015

La complessità dell’anno appena trascorso si evidenzia ancora di più attraverso un confronto annuale, dal quale si evidenzia che:

  • I rendimenti del 2015, sia obbligazionari sia azionari, sono stati generalmente i più bassi degli ultimi anni ed occorre risalire al 2011 e, ancora prima, al 2008, per trovare risultati peggiori. Inoltre, le performance del comparto obbligazionario corporate sono state nagative ed è la prima volta che questo accade negli ultimi 8 anni.

Biconsulting Bond 2007 2015

Biconsulting Equity 2007 2015

  • Indicazioni analoghe otteniamo dall’analisi delle volatilità: quelle del 2015 sono state le più alte, dopo quelle del 2011 e del 2008. Questo sta a indicare che i repentini cambi di direzione fatti segnare dell’andamento dei mercati nel corso dell’anno hanno determinato una maggior livello di rischio, anche nel comparto obbligazionario che, per sua natura, dovrebbe risultare a rischio più contenuto.

Biconsulting Volatilità Bond 2007 2015

Biconsulting Volatilità Equity 2007 2015

  • Gli indici di Sharpe sono stati fortemente consizionati dai due valori precedenti: rendimenti in calo e volatilità in aumento non possono che portare a valori dell’indice di Sharpe particolarmente contenuti, che si collocano molto al di sotto di quelli dell’anno precedente e dei migliori anni passati.

Biconsulting Sharpe Bond 2007 2015

Biconsulting Sharpe Equity 2007 2015

  • Stesse considerazioni si possono fare anche dall’analisi del massimo drawdown: il 2015 è stato un anno in cui le perdite massime conseguite sono minori solo rispetto agli anni più neri, quali il 2011 e il 2008

Biconsulting Drawdown Bond 2007 2015

Biconsulting Drawdown Equity 2007 2015

Da tutto ciò possiamo sintetizzare una valutazione: è vero che i mercati del 2015 nel loro complesso si possono annovare fra quelli che hanno offerto andamenti positivi per il conseguimento di un buon risultato, ma è altrettanto vero che le caratteristiche dell’anno, il ripetuto effetto yo-yo dei tassi e delle quotazioni do borsa, le tensioni socio-politiche ed economiche hanno condizionato molto l’esposizione e il timing degli investitori, fino a determinare risultati che, nel loro complesso, possono essersi collocati molto al di sotto delle medie di comparto o di settore. E di tutto ciò non sono risultati immuni neanche gli investitori professionali, visti i risultati dei fondi comuni d’investimento, che spesso hanno lasciato molto a desiderare.

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