L'andamento dei mercati nel 2016

Nel 2016, lo sviluppo progressivo dei rendimenti dei due principali indici di riferimento (MSCI AC World per i mercato azionari e JPM Emu per quelli obbligazionari) è stato il seguente:

Biconsulting Rendimenti progressivi 2016

 I risultati complessivi sono stati positivi (azionari +11,73%, obbligazionari +3,13%), ma lo sviluppo non è stato lineare, con un’andamento sempre positivo, in termini di performance, per il comparto obbligazionario che è partito bene ed è cresciuto fino a luglio dove ha toccato il +6,48%; è rimasto sostanzialmente stabile per i due mesi successivi, ha ritracciato a ottobre e novembre, per poi correggere a dicembre chiudendo a +3,13%.
Diverso è stato l’andamento del comparto azionario mondiale che è partito molto male a gennaio e febbraio, poi ha invertito ed è costantemente cresciuto fino a toccare il +11,73% di fine anno.
Se consideriamo l’intera gamma degli indici, non otteniamo indicazioni sostanzialmente differenti dalle precedenti.

Biconsulting Rendimenti progressivi obbligazionari 2016

Biconsulting Rendimenti progressivi azionari 2016

Dal confronto annuale emerge che:

  • I rendimenti delle asset class obbligazionarie del 2016 sono stati generalmente superiori a quelle dell’anno precedente (fatta eccezione per il segmento 1-3 dei givernativi, dei governativi Italia, dei governativi USA e dei corporate USA). Decisamente sotto la media dei rendimenti degli ultimi 10 anni sono stati i risultati di tutto il segmento governativo (ad eccezione dei paesi emergenti); abbastanza in linea con la rispettiva media decennale sono stati i risultati dei corporate, degli high yield e delle inflation linked; decisamente superiori alla media i rendimenti delle convertibili.

Biconsulting Storia dei rendimenti obbligazionari 2007 2016

  • Molto più variegati sono stati i rendimenti delle asset class azionarie, che risultano in crescita rispetto a quelle dell’anno precedente a livello globale (11,73% contro 8,43%), guidati dagli USA, ma anche dal Canada, da tutte le aree emergenti e, nei settori, dalle materie prime, dagli industriali, dai finanziari, dai tecnologici e dalle utilities. In peggioramento rispetto al 2015 tutte le altre aree e settori. Discorso simile anche dal confronto con le rispettive medie decennali: peggio della media sono andati solo l’Europa in generale e l’Italia e  il Regno Unito in particolare fra le aree geografiche; fra i settori i beni di consumo (sia il largo consumo, sia il lusso), la sanità e gli immobiliari. Tutti gli altri hanno battuto l’andamento medio della propria storia dell’ultimo decennio.

Biconsulting Storia dei rendimenti azionari 2007 2016

  • Contrariamente alle aspettative, la volatilità di entrambi i comparti è stata generalmente inferiore a quella dell’anno precedente. Fanno eccezione l’Italia, il Regno Unito, il Canada, il Giappone e l’America Latina nel comparto azionario. La volatilità dei rendimenti è stata inferiore anche rispetto alle medie storiche degli ultimi 10 anni per tutti tranne che per i governativi ultra-decennali, i corporate di rating più alto, le convertibili nel comparto obbligazionario e l’Europa, l’Italia, il Regno Unito, il Giappone, il Pacifico, L’America Latina, l’Energia e la Sanità, nel comparto azionario.

Biconsulting Storia delle volatilità obbligazionarie 2008 16

Biconsulting Storia delle volatilità azionarie 2007 2016

  • Gli indici di Sharpe sono sempre condizionati dai due valori precedenti: quest’anno, l’andamento variagato dei rendimenti e delle volatilità ha determinato una mappa di valore degli Indici di Sharpe piuttosto articolata e di difficile valutazione. Infatti, nel comparto obbligazionario, in 9 settori i valori sono risultati inferiori a quelli del 2015 (tutti i segmenti dei governativi fino ai 10 anni, i governativi italiani, quelli degli USA e dei Paesi emergenti, i corporate degli USA e le convertibili), mentre negli altri 9 (governativi aggregati, governativi ultradecennali, tutti i corporate, gli high yield e le inflation linked) sono risultati superiori. Sempre nel comparto obbligazionario, i valori degli indici di Sharpe di tutti i segmenti e tipologie (fatte salve le inflation linked) sono risultati inferiori ai valori medi degli ultimi 10 anni.

Biconsulting Storia degli indici di Sharpe obbligazionari 2007 2016

  • Discorso abbastanza simile anche per il comparto azionario, dove in 11 battono i valori del 2015 (Canada, Pacifico ex-Japan, tutte le aree emergenti, materie prime, energia, finanziari ed utilities), mentre le restanti 8 aree e 7 settori (oltre l’indice mondiale azionario) risultano inferiori allo scorso anno. Anche in questo comparto il confronto con i valori medi degli ultimi 10 anni è perdente per quasi tutti, fatta eccezione per Canada, BRIC, Emergenti Europa, America Latina, Materie prime, Energia e Finanziari).

Biconsulting Storia degli indici di Sharpe azionari 2007 2016

  • Anche dal punto di vista della perdita massima conseguita nel corso dell’anno, il 2016 è stato decisamente migliore dell’anno precedente; basti pensare che, nel comparto obbligazionario, il solo segmento dei governativi a 1-3 anni ha subito una perdita maggiore di quella conseguita nel 2015, mentre nel comparto azionario solo l’Italia, il Giappone e i Finanziari sono riusciti a far peggio del 2015.

Biconsulting Storia dei max drawdown obbligazionari 2007 2016

  • Se l’analisi viene effettuata verso la media decennale delle perdite massime annuali, i risultati sono solo lievemente peggiori dei precedenti: 6 segmenti su 18 obbligazionari (governativi aggregati, governativi ultradecennali, governativi Italia, corporate AAA e AA e convertibili) sono risultati peggiori della loro media, così come 3 aree azionarie su 15 (Italia, Giappone e Pacifico) e 1 settore su 11 (Sanità).

Biconsulting Storia dei max drawdown azionari 2007 2016

Da tutto ciò l’unica sintesi che realmente si può fare riguarda la grande variabilità degli umori e delle aspettative degli investitori (grandi e piccoli), ma anche di operatori e opinion leader che, oppressi da una realtà socio-economico-politica in continua e veloce evoluzione, sono stati fortemente indirizzati a capitalizzare i benefici piuttosto che a ridurre i rischi di esposizioni che, alla lunga, sarebbero riuscite da sole a sopravvivere allo sviluppo dei mercati senza subire grandi danni.