IL PUNTO: e adesso cosa facciamo?

È finito un altro anno, un anno difficile, con molti alti e bassi, che presentava aspettative negative e pericolose, che ha attraversato momenti di rottura (Brexit), di cambiamento (elezione di Trump), di proclami dirompenti e di guerre aspre. Ancora una volta, però, il denaro ha seguito la sua strada, alla ricerca della redditività e del beneficio individuale, con risultati che hanno stravolto le aspettative e hanno contraddetto le ipotesi più catastrofiche. È finito un anno pieno di paure e di tensioni per gli investitori, che ha premiato soprattutto chi non ha dato ascolto alle sirene e a chi non si è interessato del “momentum” o degli umori del mercato, che ha saputo mantenere ferma la barra lungo un percorso che aveva ritenuto, fin dall’anno precedente, coerente con la propria visione.

Quanto detto è facilmente dimostrabile, sia a livello di indici, sia a livello di portafogli modello. Infatti, l’indice azionario mondiale è cresciuto nell’anno del 11,73%, mentre quello dei titoli di stato dell’area euro è cresciuto del 3,13%; il tutto senza faticare e senza subire le tensioni di un mercato che ha brillato, soprattutto, per la sua volatilità e per i suoi repentini cambiamenti di rotta.
Ma, ancora una volta, lo sviluppo non è stato lineare nel corso dell’anno: abbiamo assistito ad un primo bimestre estremamente negativo per l’investimento azionario globale (-6,6% nei primi due mesi), che poi ha invertito la tendenza continuando a crescere fino a tornare in positivo a luglio e raggiungere il suo massimo del +11,73% a dicembre. Differente è stato l’andamento del mercato dei titoli di stato dell’area euro che si è mantenuto su un livello interessante di redditività (dal +2,0% di gennaio fino al +6,5% di luglio) e positivo con tendenza alla crescita, per poi cambiare tendenza e ritornare ad un +2,5% di fine novembre, chiudendo l’anno con una performance complessiva del +3,13%.
Visto, quindi, l’andamento decisamente differente (il coefficiente di correlazione tra azionario globale e obbligazionario governativo dell’area euro è sceso a 0,02 dal già basso valore del 2015 di 0,14), la diversificazione oculata del portafoglio ha comportato una riduzione del livello di rischio complessivo.
Con questa lunga introduzione, la domanda successiva appare pleonastica: “e ora cosa facciamo?”. Le aspettative generalmente condivise indicano un 2017 forse ancora più nervoso dell’anno appena concluso; abbiamo tutti la consapevolezza che le quotazioni azionarie dei paesi guida siano molto alte, ma la liquidità mondiale è molto elevata e i quattrini vogliono collocazioni remunerative. Allora, per procedere, dobbiamo valutare la simmetria del cono di rischio e sapere fin da subito che se vogliamo discostarci da un rendimento nullo, dobbiamo accettare anche eventuali perdite che potrebbero essere sensibili anche nei comparti tipicamente a basso rischio. Dobbiamo decidere ora da che parte andare, cercando di effettuare questa scelta oculata, senza lasciarci condizionare dagli umori di chi guadagna solo dall’incremento della volatilità.

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